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"La decollazione di san Gavino": l'autore del quadro ora ha un nome

Lo studio svolto dall'epigrafista di Porto Torres, Giuseppe Piras, ha permesso di individuare nel pittore sassarese Antonio Casabianca il "papà" dell'opera che si trova all'interno della Basilica di San Gavino

| di Redazione
| Categoria: Storia
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I turritani lo conoscono bene. Quel dipinto che ritrae san Gavino, il patrono della città, sul "patibolo", è sempre stato familiare. E' uno dei quadri che si trovano nella più grande Basilica romanica della Sardegna, dedicata proprio al soldato martirizzato nel 303 d.C. durante le persecuzioni dei cristiani. Ma sino ad oggi l'origine di quel quadro era sconosciuta. Ci ha pensato l'epigrafista Giuseppe Piras, vicepresidente del Centro Studi Basilica di San Gavino, a svelare il mistero: il quadro è opera dell'artista sassarese Antonio Casabianca, ed è stato realizzato nel 1849. 


La scoperta è avvenuta nell'ambito del progetto Rilievo Scanner Laser 3D della basilica di San Gavino, avviato nel 2011 dal Centro Studi Basilica di San Gavino con la collaborazione delle Università di Pisa, Siena e Sassari nonché di numerosi ricercatori di discipline afferenti all'età medievale. Tra gli obiettivi raggiunti dal progetto c'è l'esecuzione della mappatura completa delle iscrizioni e dei graffiti esistenti nella basilica. Il dipinto è un olio su tela che raffigura al centro san Gavino, inginocchiato ai piedi di una rupe, pochi istanti prima della sua decapitazione per mano di un boia. Sulla destra il governatore Barbaro ne ordina l'esecuzione mentre in basso, Proto e Gianuario, incatenati da tre soldati, pregano per il compagno. Benché il pittore abbia immaginato la presenza di Proto e Gianuario al martirio di Gavino (secondo la tradizione agiografica invece i due, liberati da Gavino, in quel momento erano nascosti in una grotta) si può comunque dedurre che l'artista avesse conoscenza diretta dei luoghi da lui riprodotti. Nella parte sinistra del dipinto, vi è una città turrita con torre e porto collocati nell'esatta posizione in cui si trovavano la Torre Aragonese ed il bacino portuale storico di Porto Torres. Sullo sfondo, i profili ondulati di un promontorio e di un'isola: lo stesso panorama (col Capo Falcone e l'Asinara) quindi che si può vedere dal luogo del martirio dei tre santi, dove sorge la chiesetta di Balai Lontano.


Un dipinto con lo stesso soggetto viene menzionato dal canonico Giovanni Spano nel suo Bullettino Archeologico Sardo dell'aprile del 1861. Egli vide l'opera nella sacrestia della basilica e la attribuì a Luigi Maria Galassi, musicista bolognese attivo a Sassari sul finire del '700 che fu anche pittore. La prima citazione sicura è quella della scrittrice danese Marie Gamél Holten che, nel suo libro Den Ukendte Ø (pubblicato a Copenaghen nel 1913), descrivendo il culto dei Martiri Turritani rimase colpita dal dipinto conservato nella sacrestia. Infine, nel 1983 la storica dell'arte Giuliana Altea compilò la scheda di catalogo per l'allora Soprintendenza e assegnò l'opera ad un modesto pittore del Settecento.


L'epigrafe rinvenuta svela finalmente l'identità dell'autore. La firma è quella di Antonio Casabianca che dipinse il quadro nel 1849. Di questo pittore, allo stato attuale delle ricerche, si conoscono altri due dipinti: un olio su tela eseguito a Sassari nel 1837, raffigurante i Santi Cosma e Damiano, custodito fino a non molto tempo fa nel convento di S. Francesco a Ittiri (oggi trasferito a Cagliari nei locali dell'Ordine dei Frati Minori) e un olio su tavola del 1838, riproducente santa Benedetta, che proviene dal Duomo di Sassari, ora conservato nella quadreria del Museo diocesano.

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